venerdì 13 agosto 2010
Meanwhile in Germany...
(Click to enlarge)
We can say that S&P 500's daily chart is worsening. But DAX's one looks positive in spite of all. I think that without NY, it could be far over 7000, by now.
Now I see why my short-term trading system is stuck in "STAY FLAT, DAMMIT!".
giovedì 12 agosto 2010
[ DAX ] Cosa ho imparato oggi / What I've learnt today (12-08-10) $$
Questa volta vorrei condividere con voi un paio di errori che ho commesso oggi.
Il primo riguarda un trade che, pur essendo stato corretto nell'entrata, non lo è stato nell'uscita. Ho seguito il consiglio del mio trading system e sono entrato long e ho fissato un take profit pari a due volte lo stop loss. Questo non è stato corretto: il trend principale del mercato era infatti al ribasso e non c'erano segnali forti di reversal. In questi casi conviene fissare un rapporto 1:1 tra stop loss e take profit: se l'avessi fatto avrei chiuso la posizione con un buon gain e non con una perdita, seppur piccola.
Il secondo è stato dettato dall'avidità: prima del rilascio delle richieste di disoccupazione ero short, sia perché il mio trading system diceva così, sia perché ero convinto che le richieste sarebbero state più alte del previsto (uno stop loss ben piazzato mi garantiva zero perdite nel caso avessi sbagliato). Dunque la mia view era corretta. Lo è stato meno credere che il mercato avesse forza sufficiente per rompere il supporto dei 6100: avrei dovuto capirlo dal fatto che la discesa era piuttosto faticosa e pertanto avrei dovuto chiudere una volta raggiunto tale obiettivo. Non l'ho fatto e ho perso metà dei guadagni teorici realizzati dopo la notizia della disoccupazione.
Come regola generale, sei sempre in tempo per rientrare, mentre questo non è sempre vero per l'uscita. Sono solito dire che fare soldi con il trading è facilissimo, il problema è che è ancora più facile perderli.
---
This time I'd like to share with you a couple of mistakes I made today, hoping it can be helpful.
The first one is about a trade, correct in the entry, wrong in the target. I went long in a short main trend, because my trading system said so. I set a take profit level double compared to the stop loss. Since there were no reversal signs, a 1:1 ratio would have been correct: infact, after reaching 75% of my target, the market went down, and I closed with a little loss.
The second mistake is about greed: I was short before the release of unemployment claims, because both my trading system was short and I was sure the claims would have been higher than expected. As you know, I was right. The problem came a few seconds later: the market didn't go down as fast as I expected. This was a pretty clear alert that something was wrong, with a strong consequence: usually the price plunge will be stopped by the first support nearby, and the first was a strong one, 6100. And so it was. I lost half of my (paper) gain made after the release of the claims, when I could lose, let's say, 80%. In my (weak) defence, I catched a cold, and it doesn't help a smooth thinking, that's why after that I preferred stay away from the desk (another lesson: as a trader, if you are sick, you can take a day off, and probably you'll avoid bad trades).
General lesson is that you are always in time to buy (or sell) again if the trend continues after a stop, but if it's not a mere stop, you could have lost a chance and likely lose money. If prices stop somewhere a reason must be, and this reason is that you didn't see what other traders (the market) see. There is a hole in your plan (failing to plan is planning to fail), so either you fill it quickly or exit and think where you were wrong. As I said before, if the trend continues, you can always go back in.
I use to say that making money with financial instrument trading is very easy. The problem is that losing is even easier than raising them: that's why you can't afford stupid mistakes. It's ok to lose money because you were trapped, it's part of the game, it isn't ok to lose them because of something stupid like a bad plan (or no plan at all).
Il primo riguarda un trade che, pur essendo stato corretto nell'entrata, non lo è stato nell'uscita. Ho seguito il consiglio del mio trading system e sono entrato long e ho fissato un take profit pari a due volte lo stop loss. Questo non è stato corretto: il trend principale del mercato era infatti al ribasso e non c'erano segnali forti di reversal. In questi casi conviene fissare un rapporto 1:1 tra stop loss e take profit: se l'avessi fatto avrei chiuso la posizione con un buon gain e non con una perdita, seppur piccola.
Il secondo è stato dettato dall'avidità: prima del rilascio delle richieste di disoccupazione ero short, sia perché il mio trading system diceva così, sia perché ero convinto che le richieste sarebbero state più alte del previsto (uno stop loss ben piazzato mi garantiva zero perdite nel caso avessi sbagliato). Dunque la mia view era corretta. Lo è stato meno credere che il mercato avesse forza sufficiente per rompere il supporto dei 6100: avrei dovuto capirlo dal fatto che la discesa era piuttosto faticosa e pertanto avrei dovuto chiudere una volta raggiunto tale obiettivo. Non l'ho fatto e ho perso metà dei guadagni teorici realizzati dopo la notizia della disoccupazione.
Come regola generale, sei sempre in tempo per rientrare, mentre questo non è sempre vero per l'uscita. Sono solito dire che fare soldi con il trading è facilissimo, il problema è che è ancora più facile perderli.
---
This time I'd like to share with you a couple of mistakes I made today, hoping it can be helpful.
The first one is about a trade, correct in the entry, wrong in the target. I went long in a short main trend, because my trading system said so. I set a take profit level double compared to the stop loss. Since there were no reversal signs, a 1:1 ratio would have been correct: infact, after reaching 75% of my target, the market went down, and I closed with a little loss.
The second mistake is about greed: I was short before the release of unemployment claims, because both my trading system was short and I was sure the claims would have been higher than expected. As you know, I was right. The problem came a few seconds later: the market didn't go down as fast as I expected. This was a pretty clear alert that something was wrong, with a strong consequence: usually the price plunge will be stopped by the first support nearby, and the first was a strong one, 6100. And so it was. I lost half of my (paper) gain made after the release of the claims, when I could lose, let's say, 80%. In my (weak) defence, I catched a cold, and it doesn't help a smooth thinking, that's why after that I preferred stay away from the desk (another lesson: as a trader, if you are sick, you can take a day off, and probably you'll avoid bad trades).
General lesson is that you are always in time to buy (or sell) again if the trend continues after a stop, but if it's not a mere stop, you could have lost a chance and likely lose money. If prices stop somewhere a reason must be, and this reason is that you didn't see what other traders (the market) see. There is a hole in your plan (failing to plan is planning to fail), so either you fill it quickly or exit and think where you were wrong. As I said before, if the trend continues, you can always go back in.
I use to say that making money with financial instrument trading is very easy. The problem is that losing is even easier than raising them: that's why you can't afford stupid mistakes. It's ok to lose money because you were trapped, it's part of the game, it isn't ok to lose them because of something stupid like a bad plan (or no plan at all).
lunedì 9 agosto 2010
[ DAX ] Lezioni dai mercati / Lessons from the markets (09-08-10) $$
(English commentary below)
Ciao a tutti, sono Tooby e, in accordo con W, impegnato in vari progetti lavorativi, ho pensato di ridare un po' di vita a questo blog con qualche post che spero possiate trovare interessante.
Anche io sono un trader (day-trader, per la precisione), sia pure ancora principiante (un rookie, appunto) sebbene bazzichi i mercati da diversi anni, quindi non starò qui ad annoiarvi con le mie (inutili) previsioni; piuttosto proporrò una selezione dei trade che ho effettuato e, cosa più importante, parlerò delle lezioni che ho imparato da tali trade. Preciso che lo strumento che utilizzo sono i CFD.
Sono ovviamente a disposizione per domande, osservazioni e soprattutto critiche, purché costruttive: sono qui per imparare.
---
Giornata noiosa quella di oggi: nonostante i mercati cash siano abbondantemente positivi, la maggior parte dei rialzi è avvenuta venerdì sera, a mercati chiusi, dunque durante la mattina l'indice è rimasto in un trading range che non mi ha permesso alcun trade, secondo il mio trading system.
Ho aperto una posizione short sul DAX a 6336 poco dopo l'apertura di Wall Street, quando il sistema mi ha finalmente dato un segnale forte. Tuttavia l'indice è sceso di poco, meno di quanto mi aspettassi rispetto al momentum dello S&P 500, che io tengo sempre d'occhio nel pomeriggio visto che guida tutti i mercati.
Il mercato ha raggiunto un minimo a 6325 per poi cominciare ad ondeggiare. Tuttavia il DAX ha costantemente sovraperformato lo S&P, e per me questo era un segnale di allarme. Infatti, dopo circa un'ora, ho deciso di uscire dal trade con una piccola perdita (a 6338) nonostante il mio trading system non avesse segnalato l'uscita, poiché la sovraperformance si era fatta esagerata.
L'intuizione è stata corretta, poiché poco dopo è scattato un segnale non debole di uscita, ovvero una chiusura sopra la EMA 50 sul grafico a 5 minuti e, pochi minuti dopo, l'indice avrebbe fatto scattare il mio stop per tornare a toccare i massimi della mattina.
Da questo trade ho imparato due cose:
Penso sia tutto, alla prossima!
---
Boring day today: during the morning the DAX (I trade CFD) have been in a narrow trading range with no opportunity according to my trading system.
I opened a short at 6336 a few minutes after the opening bell in New York when I had the first strong entry signal (EMAs cross, very good for open, not for close) after some weaker one from oscillators. Nevertheless I immediately noticed that DAX's momentum was not as strong as the S&P 500 one. DAX touched a minimum at 6325, still far from my target, and it was oscillating between 6343 (near my stop) and 6328, andm above all, overperforming my benchmark index, S&P 500. This was a non-weak alert that something was wrong. About an hour later, however, the overperformance was excessive, so I decided to close the short at 6338, despite my trading system was still short, even though weaker then before.
I was right: a few minutes later I saw a close above the EMA 50 on 5-min chart (weak closing alert), and a little then the DAX would have triggered my stop and showed a reversal to the morning prices. After that, it started to ignore my benchmark, so I preferred stay flat and wait.
What I've learnt thanks to this trade:
Thanks for reading (and for your comments, they're welcome), see you next time!
Ciao a tutti, sono Tooby e, in accordo con W, impegnato in vari progetti lavorativi, ho pensato di ridare un po' di vita a questo blog con qualche post che spero possiate trovare interessante.
Anche io sono un trader (day-trader, per la precisione), sia pure ancora principiante (un rookie, appunto) sebbene bazzichi i mercati da diversi anni, quindi non starò qui ad annoiarvi con le mie (inutili) previsioni; piuttosto proporrò una selezione dei trade che ho effettuato e, cosa più importante, parlerò delle lezioni che ho imparato da tali trade. Preciso che lo strumento che utilizzo sono i CFD.
Sono ovviamente a disposizione per domande, osservazioni e soprattutto critiche, purché costruttive: sono qui per imparare.
---
Giornata noiosa quella di oggi: nonostante i mercati cash siano abbondantemente positivi, la maggior parte dei rialzi è avvenuta venerdì sera, a mercati chiusi, dunque durante la mattina l'indice è rimasto in un trading range che non mi ha permesso alcun trade, secondo il mio trading system.
Ho aperto una posizione short sul DAX a 6336 poco dopo l'apertura di Wall Street, quando il sistema mi ha finalmente dato un segnale forte. Tuttavia l'indice è sceso di poco, meno di quanto mi aspettassi rispetto al momentum dello S&P 500, che io tengo sempre d'occhio nel pomeriggio visto che guida tutti i mercati.
Il mercato ha raggiunto un minimo a 6325 per poi cominciare ad ondeggiare. Tuttavia il DAX ha costantemente sovraperformato lo S&P, e per me questo era un segnale di allarme. Infatti, dopo circa un'ora, ho deciso di uscire dal trade con una piccola perdita (a 6338) nonostante il mio trading system non avesse segnalato l'uscita, poiché la sovraperformance si era fatta esagerata.
L'intuizione è stata corretta, poiché poco dopo è scattato un segnale non debole di uscita, ovvero una chiusura sopra la EMA 50 sul grafico a 5 minuti e, pochi minuti dopo, l'indice avrebbe fatto scattare il mio stop per tornare a toccare i massimi della mattina.
Da questo trade ho imparato due cose:
- Va bene che il DAX sovraperformi o sottoperformi lo S&P, ma non in modo esagerato: se questo succede è meglio uscire e attendere che la situazione si chiarisca. Il mercato offrirà sempre nuove opportunità a chi ha ancora denaro sul conto;
- Nelle giornate noiose, senza notizie micro o macro (e soprattutto quando il mercato non va dove ci si aspetterebbe che vada, oggi al ribasso, dato il report sul lavoro di venerdì), è difficile attendersi rialzi o ribassi corposi, per cui è conveniente guadagnare poco piuttosto che rischiare di perdere molto.
Penso sia tutto, alla prossima!
---
Boring day today: during the morning the DAX (I trade CFD) have been in a narrow trading range with no opportunity according to my trading system.
I opened a short at 6336 a few minutes after the opening bell in New York when I had the first strong entry signal (EMAs cross, very good for open, not for close) after some weaker one from oscillators. Nevertheless I immediately noticed that DAX's momentum was not as strong as the S&P 500 one. DAX touched a minimum at 6325, still far from my target, and it was oscillating between 6343 (near my stop) and 6328, andm above all, overperforming my benchmark index, S&P 500. This was a non-weak alert that something was wrong. About an hour later, however, the overperformance was excessive, so I decided to close the short at 6338, despite my trading system was still short, even though weaker then before.
I was right: a few minutes later I saw a close above the EMA 50 on 5-min chart (weak closing alert), and a little then the DAX would have triggered my stop and showed a reversal to the morning prices. After that, it started to ignore my benchmark, so I preferred stay flat and wait.
What I've learnt thanks to this trade:
- Overperforming or underperforming the benchmark index is ok, but it must not be excessive. In this case, the best is to close, hopefully with a little gain, and/or wait to understand where the market wants to go: markets offer opportunities every day, if you have money in your account, so it's better to lose a gain than lose money (you can always jump in again);
- During a boring day like today, with no news to move the market, be satisfied with a little (in other words, just scalp the market), don't look for big money, because you could lose a lot, instead.
Thanks for reading (and for your comments, they're welcome), see you next time!
venerdì 30 aprile 2010
Appunti di trading #4: Il tempo nel trading
Quando ci riferiamo al tempo, nel trading, parliamo, innanzitutto, dell'orizzonte temporale della nostra azione. Vi sono trader che operano per pochi secondi alla volta, altri per pochi minuti, altri ancora per qualche ora, altri per giorni, settimane, mesi, anni.
Ovviamente vi sono differenze fondamentali: un trader, solitamente, predilige tempi brevi, e infatti ho difficoltà a definire trader un finanziere con Warren Buffett, che sposa letteralmente la società che decide di acquistare.
La scelta del tempo ha implicazioni fondamentali nella nostra strategia di trading, in primo luogo per via delle oscillazioni del prezzo. Se prendiamo la giornata di martedì 27 aprile, ad esempio, notiamo che l'indice FTSE MIB ha oscillato fra un minimo di 22.036,47 e un massimo di 22.775,63, un'oscillazione enorme per una giornata (era il giorno del declassamento della Grecia), ma inferiore all'oscillazione della settimana precedente (circa 900 punti) e ovviamente a quella mensile (a marzo è stata di oltre 2000 punti). Ma questa non è certo una regola generale: può anche accadere che l'oscillazione giornaliera sia maggiore rispetto a quella della settimana precedente o del mese precedente e così via.
Quindi la prima implicazione, ovviamente, è che maggiore è l'oscillazione (volatilità), maggiore è il rischio e maggiore è il rendimento che è possibile catturare. Ma i migliori trader raramente operano overnight, ovvero portano le proprie posizioni al giorno successivo. Questo perché nel corso della notte può accadere qualcosa negli USA o in Asia che potrebbe girare la propria sorte e bruciare gli eventuali guadagni precedenti. Quindi preferiscono dormire tranquilli. Per questo sarà più interessante parlare del trading in intraday, ovvero nel corso della singola giornata.
Ma il giochino non finisce qui, e noi europei siamo in una particolare situazione, visto che viviamo praticamente due giornate di trading, la mattina e il pomeriggio, dopo l'apertura di Wall Street.
La giornata di trading si può schematizzare più o meno così:
Studiando i mercati senza operare e pianificando la giornata la mattina presto, è possibile assegnare determinate probabilità relative a quanto il mercato si muoverà nel corso della giornata.
Se ad esempio è prevista l'uscita di importanti dati macro alle 14:30 sarà lecito aspettarsi che i prezzi oscillino fortemente (anche se non sappiamo in che direzione) dopo quell'ora, quindi il rischio aumenta e pure il rendimento che ci possiamo attendere.
Allo stesso modo potremmo decidere di non essere sul mercato durante le pause pranzo, visti i bassi volumi, oppure di esserci, se vogliamo catturare almeno un po' i piccoli movimenti di prezzo.
Ma questo, per la nostra strategia, cosa significa?
Significa che possiamo, ad esempio, inserire uno stop temporale, come ad esempio: alle 12 vendo anche se non ho raggiunto il target, o in perdita, oppure se il target l'ho raggiunto. Dunque non solo uno stop di prezzo, ma anche uno stop di tempo, che ci aiuterà quando temiamo che in determinate condizioni la strategia predisposta prima di iniziare il nostro trade possa rivelarsi inefficace o addirittura dannosa. In altre parole ancora, si tratta di imprimere una data di scadenza alla nostra strategia in modo da evitare che "vada a male".
La prossima volta: Swing e Momentum, che tempo fa oggi?
Ovviamente vi sono differenze fondamentali: un trader, solitamente, predilige tempi brevi, e infatti ho difficoltà a definire trader un finanziere con Warren Buffett, che sposa letteralmente la società che decide di acquistare.
La scelta del tempo ha implicazioni fondamentali nella nostra strategia di trading, in primo luogo per via delle oscillazioni del prezzo. Se prendiamo la giornata di martedì 27 aprile, ad esempio, notiamo che l'indice FTSE MIB ha oscillato fra un minimo di 22.036,47 e un massimo di 22.775,63, un'oscillazione enorme per una giornata (era il giorno del declassamento della Grecia), ma inferiore all'oscillazione della settimana precedente (circa 900 punti) e ovviamente a quella mensile (a marzo è stata di oltre 2000 punti). Ma questa non è certo una regola generale: può anche accadere che l'oscillazione giornaliera sia maggiore rispetto a quella della settimana precedente o del mese precedente e così via.
Quindi la prima implicazione, ovviamente, è che maggiore è l'oscillazione (volatilità), maggiore è il rischio e maggiore è il rendimento che è possibile catturare. Ma i migliori trader raramente operano overnight, ovvero portano le proprie posizioni al giorno successivo. Questo perché nel corso della notte può accadere qualcosa negli USA o in Asia che potrebbe girare la propria sorte e bruciare gli eventuali guadagni precedenti. Quindi preferiscono dormire tranquilli. Per questo sarà più interessante parlare del trading in intraday, ovvero nel corso della singola giornata.
Ma il giochino non finisce qui, e noi europei siamo in una particolare situazione, visto che viviamo praticamente due giornate di trading, la mattina e il pomeriggio, dopo l'apertura di Wall Street.
La giornata di trading si può schematizzare più o meno così:
- alle 9 aprono i mercati cash;
- dalle 9 alle 11 arrivano i dati macro e micro dall'Europa, che possono smuovere il mercato;
- dalle 12 alle 14 si va in pausa pranzo, e i prezzi oscillano poco;
- alle 14:30 (fino alle 16:30) escono dati macro e micro dagli Stati Uniti, che spesso muovono enormemente il mercato;
- alle 15:30 apre Wall Street che può confermare o smentire i movimenti precedenti (ecco perché parlo di una nuova giornata di trading);
- dalle 17 alle 19 c'è la pausa pranzo americana;
- alle 17:30 chiudono i mercati cash europei;
- alle 22 chiude Wall Street.
Studiando i mercati senza operare e pianificando la giornata la mattina presto, è possibile assegnare determinate probabilità relative a quanto il mercato si muoverà nel corso della giornata.
Se ad esempio è prevista l'uscita di importanti dati macro alle 14:30 sarà lecito aspettarsi che i prezzi oscillino fortemente (anche se non sappiamo in che direzione) dopo quell'ora, quindi il rischio aumenta e pure il rendimento che ci possiamo attendere.
Allo stesso modo potremmo decidere di non essere sul mercato durante le pause pranzo, visti i bassi volumi, oppure di esserci, se vogliamo catturare almeno un po' i piccoli movimenti di prezzo.
Ma questo, per la nostra strategia, cosa significa?
Significa che possiamo, ad esempio, inserire uno stop temporale, come ad esempio: alle 12 vendo anche se non ho raggiunto il target, o in perdita, oppure se il target l'ho raggiunto. Dunque non solo uno stop di prezzo, ma anche uno stop di tempo, che ci aiuterà quando temiamo che in determinate condizioni la strategia predisposta prima di iniziare il nostro trade possa rivelarsi inefficace o addirittura dannosa. In altre parole ancora, si tratta di imprimere una data di scadenza alla nostra strategia in modo da evitare che "vada a male".
La prossima volta: Swing e Momentum, che tempo fa oggi?
mercoledì 28 aprile 2010
Appunti di trading #3: La strategia in azione: la gestione del take profit
Lunedì ci siamo occupati dello stop loss e della sua gestione. Oggi passiamo ad un altro elemento fondamentale della strategia del trading, ovvero il take profit.
Si tratta, come possiamo ben intuire, del livello che costituisce la nostra "vittoria", ovvero il momento in cui usciamo con il denaro che programmavamo di ottenere.
A quale livello fissare questo take profit? Anche qui ci sono moltissimi metodi, che vedremo in seguito. Qui mi limito a uno dei più semplici (ne vedremo altri in futuro).
Io lo chiamo "metodo del rapporto".
Secondo questo metodo, il nostro livello di take profit deve essere in un certo rapporto con il nostro livello di stop loss. Solitamente il rapporto è 3 a 1, ma anche 2 a 1 va bene. 1 a 1 invece non va bene, visto che questo è il livello di profitto di cui abbiamo parlato la volta scorsa. Questo perché i nostri trade di successo devono essere in grado di coprire le perdite derivanti dai trade infruttuosi. Questo significa che se in un trade guadagno 100, io potrò con quei soldi coprire le perdite derivanti da due trade chiusi in perdita per 50 l'uno. Ricordate quando ho detto che all'inizio solo un trade su tre si conclude con successo? Adesso capite a che serve il metodo del rapporto.
Passiamo dunque alla pratica.Ricordate il nostro esempio della volta scorsa? Abbiamo programmato di perdere al massimo 30 euro, quindi il nostro livello di profitto dovrà essere +90 o +60 (o un altro livello ancora, se preferite). Io prenderò il rapporto 2 a 1.
Riformulo quindi la strategia in base a quanto detto sinora (ricordate che la strategia va formulata prima di entrare in gioco): entro a 100, stop loss a 70, take profit a 160; se il titolo arriva a 130, alzo lo stop loss a 100.
È già una gran bella strategia, come potete notare. Questo ci dà sicurezza perché sappiamo sempre, in ogni caso, cosa dobbiamo fare, e questo ci aiuta a rimanere lucidi nel caso dovessimo prendere decisioni tattiche (ne riparleremo).
Infatti possiamo pianificare tutti i possibili eventi del nostro trade. Se p è il prezzo del titolo:
Una regola fondamentale riguarda lo stop loss, che in questo caso diventa take profit. Si dice infatti che bisogna tagliare le perdite e far correre i guadagni.
Nel momento in cui il titolo è arrivato a 159 le nostre perdite sono già state tagliate, visto che lo stop loss è stato portato a 100, in parità. Si tratta ora di far correre i guadagni.
Sia chiaro: è praticamente impossibile che riusciate a vendere al prezzo massimo. È molto più probabile che vendiate prima o dopo che il massimo sia stato raggiunto, e a questo serve il take profit, a sapere quanto vogliamo guadagnare a prescindere da ciò che farà il mercato.
Vincere non significa vendere al massimo; vincere significa vendere quando abbiamo guadagnato quello che vogliamo guadagnare.
Che fare quindi quando il prezzo raggiunge la fatidica soglia dei 160? La regola ci dice di vendere. A vostro rischio e pericolo potete mantenere la posizione aperta e sperare che continui a salire. I casi sono due:
Il mio consiglio è quello di fare molta attenzione e di stringere il nostro margine di manovra. Questo si traduce in una nuova regola della nostra strategia (che, come sempre, va stabilita prima di entrare in gioco, non durante). Questa nuova regola può assumere diverse forme, ad esempio:
Perché ricordate: per voi vittoria significa vendere a 160; vendere a più di 160 significa stravincere. Ma se vendete a 130 dopo che siete arrivati a 180, anche se avete fatto un profitto, uscite dal campo di battaglia da perdenti. E tutto questo perché vi è mancata la disciplina. Non è una bella sensazione, concordate?
La prossima volta: un nuovo elemento della strategia, il tempo.
Si tratta, come possiamo ben intuire, del livello che costituisce la nostra "vittoria", ovvero il momento in cui usciamo con il denaro che programmavamo di ottenere.
A quale livello fissare questo take profit? Anche qui ci sono moltissimi metodi, che vedremo in seguito. Qui mi limito a uno dei più semplici (ne vedremo altri in futuro).
Io lo chiamo "metodo del rapporto".
Secondo questo metodo, il nostro livello di take profit deve essere in un certo rapporto con il nostro livello di stop loss. Solitamente il rapporto è 3 a 1, ma anche 2 a 1 va bene. 1 a 1 invece non va bene, visto che questo è il livello di profitto di cui abbiamo parlato la volta scorsa. Questo perché i nostri trade di successo devono essere in grado di coprire le perdite derivanti dai trade infruttuosi. Questo significa che se in un trade guadagno 100, io potrò con quei soldi coprire le perdite derivanti da due trade chiusi in perdita per 50 l'uno. Ricordate quando ho detto che all'inizio solo un trade su tre si conclude con successo? Adesso capite a che serve il metodo del rapporto.
Passiamo dunque alla pratica.Ricordate il nostro esempio della volta scorsa? Abbiamo programmato di perdere al massimo 30 euro, quindi il nostro livello di profitto dovrà essere +90 o +60 (o un altro livello ancora, se preferite). Io prenderò il rapporto 2 a 1.
Riformulo quindi la strategia in base a quanto detto sinora (ricordate che la strategia va formulata prima di entrare in gioco): entro a 100, stop loss a 70, take profit a 160; se il titolo arriva a 130, alzo lo stop loss a 100.
È già una gran bella strategia, come potete notare. Questo ci dà sicurezza perché sappiamo sempre, in ogni caso, cosa dobbiamo fare, e questo ci aiuta a rimanere lucidi nel caso dovessimo prendere decisioni tattiche (ne riparleremo).
Infatti possiamo pianificare tutti i possibili eventi del nostro trade. Se p è il prezzo del titolo:
- 70 < p < 129: perdita massima di 30 euro, margine di manovra di (129-70=) 59 punti;
- 130 < p < 159: perdita massima di 0 euro, margine di manovra di (159-100) 59 punti;
- p = 160: profitto di 60, trade completato con successo.
Una regola fondamentale riguarda lo stop loss, che in questo caso diventa take profit. Si dice infatti che bisogna tagliare le perdite e far correre i guadagni.
Nel momento in cui il titolo è arrivato a 159 le nostre perdite sono già state tagliate, visto che lo stop loss è stato portato a 100, in parità. Si tratta ora di far correre i guadagni.
Sia chiaro: è praticamente impossibile che riusciate a vendere al prezzo massimo. È molto più probabile che vendiate prima o dopo che il massimo sia stato raggiunto, e a questo serve il take profit, a sapere quanto vogliamo guadagnare a prescindere da ciò che farà il mercato.
Vincere non significa vendere al massimo; vincere significa vendere quando abbiamo guadagnato quello che vogliamo guadagnare.
Che fare quindi quando il prezzo raggiunge la fatidica soglia dei 160? La regola ci dice di vendere. A vostro rischio e pericolo potete mantenere la posizione aperta e sperare che continui a salire. I casi sono due:
- 160 è il massimo e se non vendiamo abbiamo perso il treno (molto improbabile);
- 160 non è il massimo e si continua a salire (molto probabile);
Il mio consiglio è quello di fare molta attenzione e di stringere il nostro margine di manovra. Questo si traduce in una nuova regola della nostra strategia (che, come sempre, va stabilita prima di entrare in gioco, non durante). Questa nuova regola può assumere diverse forme, ad esempio:
- se il titolo arriva a 160 e ho segnali di continuazione del rialzo porto lo stop a 140 e lo aumento un po' alla volta;
- se il titolo arriva a 160 e ho segnali di continuazione del rialzo porto il take profit a 180;
Perché ricordate: per voi vittoria significa vendere a 160; vendere a più di 160 significa stravincere. Ma se vendete a 130 dopo che siete arrivati a 180, anche se avete fatto un profitto, uscite dal campo di battaglia da perdenti. E tutto questo perché vi è mancata la disciplina. Non è una bella sensazione, concordate?
La prossima volta: un nuovo elemento della strategia, il tempo.
Etichette:
appunti,
consigli,
lezioni,
take profit,
trading
lunedì 26 aprile 2010
Appunti di trading #2: La strategia in azione: la gestione dello stop loss
La volta scorsa vi ho dato le prime "armi" per affrontare la battaglia dei mercati, ovvero la strategia e la disciplina.
Oggi vedremo come si deve stabilire il più importante dei tre livelli della strategia e come gestirlo. Mi riferisco, ovviamente, allo stop loss.
Facciamo una premessa: in un singolo trade non investite più del 10% del vostro capitale totale (va bene anche giocare 11, 12, 13, ma non andate troppo oltre, già il 15% è troppo).
Poniamo che abbiate già stabilito il livello di entrata (poniamo a 100). A quale livello dobbiamo stabilire lo stop loss?
Il metodo più semplice è quello della percentuale (ce ne sono altri, ma li vedremo con il tempo).
Io ad esempio, di solito, non metto in gioco più del 3% del mio capitale totale in un solo trade.
Esempio: il mio capitale è 1000. Questo significa che in un singolo trade non dovrò perdere più di 30 euro.
In pratica: investo il 10% del mio capitale (100) per acquistare un titolo al prezzo di entrata che ho stabilito essere 100. Questo significa che se il titolo scende fino a 70, io lo venderò a questo livello. La nostra strategia di base è: entro a 100, esco a 70 (tralasciamo il take profit per ora).
In altre parole io so già che alla fine del trade io tornerò a casa con almeno 970 euro.
Lo stop loss raramente è fisso: esso infatti viene "mosso" dal trader per adeguarlo ai movimenti del mercato. Attenzione: lo stop loss va spostato solo in avanti, mai indietro. Quindi va bene se lo alzate da 70 a 80, ma commettete un errore gigantesco se lo abbassate da 70 a 69, e ancor più se lo abbassate a livelli inferiori. Non fatelo mai.
Ci sono vari modi per decidere in che modo muovere lo stop loss (a tempo, seguendo il trend e altro ancora). Per il momento ve ne consiglio uno davvero molto semplice.
Allora, abbiamo comprato a 100 e abbiamo stabilito di uscire una volta che abbiamo perso 30, ovvero se il titolo scende fino a 70. La nostra strategia dice: entro a 100, esco a 70. Aggiungiamo un'altra regola: se il titolo arriva a 130, esco a 100.
La nostra strategia di base si sta arricchendo, vedete? Prima di entrare nel gioco, infatti, abbiamo già stabilito che "entro a 100 ed esco a 70; se arrivo a 130, esco a 100".
Il nostro stop loss, dunque, è passato da 70 a 100, con una conseguenza importante: questo trade è già un mezzo successo, perché non andremo in perdita.
Questa è un'altra importante lezione: non lasciate mai che un trade passato in profitto finisca in perdita. Non fatelo mai.
La definizione di profitto, però, è un po' diversa da quella classica. Classicamente, anche un euro in più significa fare un profitto. Non così nel trading (o almeno, io non la vedo così).
Nel trading, profitto c'è solo dopo un certo livello, ovvero solo dopo che si è superato, in valore assoluto, la mia perdita massima. In pratica, se la perdita massima è -30, io avrò profitto solo dopo +30. E solo in questo caso alzerò lo stop loss in modo da non finire in perdita.
Questo è importante perché i prezzi oscillano, e più è stretto il nostro campo di gioco, più è probabile che lo stop loss scatti.
Torniamo ancora al nostro esempio. Abbiamo detto che "entro a 100, esco a 70, ma se raggiungo 130 esco a 100". Questo significa che i prezzi possono oscillare fra 70 e 129 senza che vi sia necessità di intervenire, dandoci sicurezza e un certo margine di manovra.
Nel momento in cui arriviamo a 130, riduciamo lo spazio di manovra, ad esempio fra 100 e il livello di take profit. I prezzi continueranno ad oscillare senza che vi sia necessità, da parte nostra, di intervenire.
Riassumendo: fissate un adeguato stop loss che vi dia adeguato margine di manovra, alzatelo solo per mantenere tale margine adeguato e soprattutto, se andate in profitto, alzatelo fino al livello della parità. Se andate in profitto, non potete andare in perdita.
La prossima volta: la gestione del take profit.
Oggi vedremo come si deve stabilire il più importante dei tre livelli della strategia e come gestirlo. Mi riferisco, ovviamente, allo stop loss.
Facciamo una premessa: in un singolo trade non investite più del 10% del vostro capitale totale (va bene anche giocare 11, 12, 13, ma non andate troppo oltre, già il 15% è troppo).
Poniamo che abbiate già stabilito il livello di entrata (poniamo a 100). A quale livello dobbiamo stabilire lo stop loss?
Il metodo più semplice è quello della percentuale (ce ne sono altri, ma li vedremo con il tempo).
Io ad esempio, di solito, non metto in gioco più del 3% del mio capitale totale in un solo trade.
Esempio: il mio capitale è 1000. Questo significa che in un singolo trade non dovrò perdere più di 30 euro.
In pratica: investo il 10% del mio capitale (100) per acquistare un titolo al prezzo di entrata che ho stabilito essere 100. Questo significa che se il titolo scende fino a 70, io lo venderò a questo livello. La nostra strategia di base è: entro a 100, esco a 70 (tralasciamo il take profit per ora).
In altre parole io so già che alla fine del trade io tornerò a casa con almeno 970 euro.
Lo stop loss raramente è fisso: esso infatti viene "mosso" dal trader per adeguarlo ai movimenti del mercato. Attenzione: lo stop loss va spostato solo in avanti, mai indietro. Quindi va bene se lo alzate da 70 a 80, ma commettete un errore gigantesco se lo abbassate da 70 a 69, e ancor più se lo abbassate a livelli inferiori. Non fatelo mai.
Ci sono vari modi per decidere in che modo muovere lo stop loss (a tempo, seguendo il trend e altro ancora). Per il momento ve ne consiglio uno davvero molto semplice.
Allora, abbiamo comprato a 100 e abbiamo stabilito di uscire una volta che abbiamo perso 30, ovvero se il titolo scende fino a 70. La nostra strategia dice: entro a 100, esco a 70. Aggiungiamo un'altra regola: se il titolo arriva a 130, esco a 100.
La nostra strategia di base si sta arricchendo, vedete? Prima di entrare nel gioco, infatti, abbiamo già stabilito che "entro a 100 ed esco a 70; se arrivo a 130, esco a 100".
Il nostro stop loss, dunque, è passato da 70 a 100, con una conseguenza importante: questo trade è già un mezzo successo, perché non andremo in perdita.
Questa è un'altra importante lezione: non lasciate mai che un trade passato in profitto finisca in perdita. Non fatelo mai.
La definizione di profitto, però, è un po' diversa da quella classica. Classicamente, anche un euro in più significa fare un profitto. Non così nel trading (o almeno, io non la vedo così).
Nel trading, profitto c'è solo dopo un certo livello, ovvero solo dopo che si è superato, in valore assoluto, la mia perdita massima. In pratica, se la perdita massima è -30, io avrò profitto solo dopo +30. E solo in questo caso alzerò lo stop loss in modo da non finire in perdita.
Questo è importante perché i prezzi oscillano, e più è stretto il nostro campo di gioco, più è probabile che lo stop loss scatti.
Torniamo ancora al nostro esempio. Abbiamo detto che "entro a 100, esco a 70, ma se raggiungo 130 esco a 100". Questo significa che i prezzi possono oscillare fra 70 e 129 senza che vi sia necessità di intervenire, dandoci sicurezza e un certo margine di manovra.
Nel momento in cui arriviamo a 130, riduciamo lo spazio di manovra, ad esempio fra 100 e il livello di take profit. I prezzi continueranno ad oscillare senza che vi sia necessità, da parte nostra, di intervenire.
Riassumendo: fissate un adeguato stop loss che vi dia adeguato margine di manovra, alzatelo solo per mantenere tale margine adeguato e soprattutto, se andate in profitto, alzatelo fino al livello della parità. Se andate in profitto, non potete andare in perdita.
La prossima volta: la gestione del take profit.
Etichette:
appunti,
consigli,
disciplina,
lezioni,
trading
sabato 24 aprile 2010
Appunti di trading #1: La disciplina è la chiave
Scusate l'assenza molto prolungata, ma sono stati mesi abbastanza complicati, durante i quali non ho potuto occuparmi della mia attività preferita, ovvero il trading.
Ricomincio dunque a scrivere qui, ma con un approccio diverso. Resteranno le analisi di alcuni indici interessanti (probabilmente nel fine settimana), mentre inizierò a condividere con voi alcune delle sensazioni, delle emozioni e dei consigli che il mio primo anno di trading mi ha donato.
E voglio cominciare con quello che per me è fondamentale per affrontare questa attività, ovvero la disciplina. Puoi essere un grande matematico, puoi usare tutti i modelli, tutti gli strumenti tecnici che vuoi, puoi avere una gran fortuna, ma niente di tutto questo serve nel trading se non hai disciplina. Il trading non è fatto per chi è intelligente, bensì per chi conosce la paura e per chi ha disciplina.
La regola fondamentale, infatti, è questa: se non hai capitale non puoi fare trading e se non puoi fare trading devi trovarti un altro lavoro. Se finisci i soldi sei fuori. Questo significa essere disciplinati abbastanza da riuscire a controllare le perdite che, inevitabilmente, ci capiteranno. E questo vale soprattutto nei primi sei mesi di attività, dove il 99% dei trader finiscono per perdere le loro somme più grandi e spesso escono dal gioco per non tornarvi più. I casi sono due: o rimanete nel mercato abbastanza da maturare una certa esperienza per riuscire a guadagnare con costanza oppure venite spremuti fino all'osso e buttati fuori. Se siete disciplinati perderete all'inizio, ma vi resterà abbastanza per usare la vostra esperienza per cominciare a vincere. Se non siete disciplinati in men che non si dica i vostri soldi andranno nelle tasche di qualcun altro. Se infine siete disciplinati ma dopo molti mesi non cominciate a vincere, vuol dire che il trading non fa per voi. Queste sono le vostre alternative, non ce ne sono altre. Decidete che tipo di trader volete essere, prima di aprire un conto titoli.
Ok, abbiamo capito, per fare questo mestiere serve disciplina. Ma all'atto pratico, che significa? Disciplina, in pratica, significa che prima di entrare in un mercato dobbiamo avere una strategia e soprattutto la forza mentale di seguirla. E la strategia di base del trading consta di tre livelli:
Non fate come me quando ero un novizio: il mercato è infido, questa è una guerra. Lì fuori ci sono milioni di persone che vogliono i vostri soldi. E se li prenderanno, perché sono più bravi di voi. Voi potete solo decidere quanto dar loro al massimo. Quindi:
La prossima volta: la gestione della posizione.
Ricomincio dunque a scrivere qui, ma con un approccio diverso. Resteranno le analisi di alcuni indici interessanti (probabilmente nel fine settimana), mentre inizierò a condividere con voi alcune delle sensazioni, delle emozioni e dei consigli che il mio primo anno di trading mi ha donato.
E voglio cominciare con quello che per me è fondamentale per affrontare questa attività, ovvero la disciplina. Puoi essere un grande matematico, puoi usare tutti i modelli, tutti gli strumenti tecnici che vuoi, puoi avere una gran fortuna, ma niente di tutto questo serve nel trading se non hai disciplina. Il trading non è fatto per chi è intelligente, bensì per chi conosce la paura e per chi ha disciplina.
La regola fondamentale, infatti, è questa: se non hai capitale non puoi fare trading e se non puoi fare trading devi trovarti un altro lavoro. Se finisci i soldi sei fuori. Questo significa essere disciplinati abbastanza da riuscire a controllare le perdite che, inevitabilmente, ci capiteranno. E questo vale soprattutto nei primi sei mesi di attività, dove il 99% dei trader finiscono per perdere le loro somme più grandi e spesso escono dal gioco per non tornarvi più. I casi sono due: o rimanete nel mercato abbastanza da maturare una certa esperienza per riuscire a guadagnare con costanza oppure venite spremuti fino all'osso e buttati fuori. Se siete disciplinati perderete all'inizio, ma vi resterà abbastanza per usare la vostra esperienza per cominciare a vincere. Se non siete disciplinati in men che non si dica i vostri soldi andranno nelle tasche di qualcun altro. Se infine siete disciplinati ma dopo molti mesi non cominciate a vincere, vuol dire che il trading non fa per voi. Queste sono le vostre alternative, non ce ne sono altre. Decidete che tipo di trader volete essere, prima di aprire un conto titoli.
Ok, abbiamo capito, per fare questo mestiere serve disciplina. Ma all'atto pratico, che significa? Disciplina, in pratica, significa che prima di entrare in un mercato dobbiamo avere una strategia e soprattutto la forza mentale di seguirla. E la strategia di base del trading consta di tre livelli:
- l'entrata;
- la perdita;
- il profitto.
- decidere il livello di entrata, ovvero a quale prezzo compreremo;
- decidere il livello di uscita con profitto (take profit);
- decidere il livello di uscita con perdita (stop loss);
Non fate come me quando ero un novizio: il mercato è infido, questa è una guerra. Lì fuori ci sono milioni di persone che vogliono i vostri soldi. E se li prenderanno, perché sono più bravi di voi. Voi potete solo decidere quanto dar loro al massimo. Quindi:
- Non pensate "ok, è scattato lo stop, ma io rimango dentro un altro po' perché secondo me fra poco risale". Mi sarà capitato una volta su 100: quelli lì fuori sono bravi a darvi questa illusione;
- Non prendete sottogamba il take profit: all'inizio io non lo fissavo mai e puntualmente non sapevo quando uscire. E altrettanto puntualmente finivo per perdere ciò che avevo guadagnato. Quindi fissatelo e rispettatelo.
La prossima volta: la gestione della posizione.
Etichette:
appunti,
consigli,
disciplina,
lezioni,
trading
Iscriviti a:
Post (Atom)
